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Feng Shui e comunicazione, o del "pensare in cinese"

15/11/2016

 

Capita spesso girando sul web o sfogliando una rivista di imbattersi in articoli riguardanti il Feng Shui. In genere si tratta di una breve raccolta di consigli un po' generici sul posizionamento del letto o su come arredare una casa. L'impressione che se ne ricava è che il Feng Shui sia uno stile di arredamento, qualcosa di confusamente assimilabile ad uno dei tanti stili "etnici" o una qualche corrente filosofica o spirituale new age. Il lettore, specie se profano, rimane nel migliore dei casi con un vago stimolo a studiare meglio l'argomento, più spesso con una distratta curiosità sollecitata da qualche immagine accattivante (in genere rametti di bambù verdissimi e ciottoli neri in bilico uno sull'altro).

I contenitori in cui sono inseriti questi articoli, usati per lo più come riempitivo, ovviamente non consentono particolari approfondimenti, men che meno un approccio specialistico o di alto livello teorico.

Fino ad ad alcuni anni fa, sui mezzi di comunicazione generalisti, il tema Feng Shui veniva trattato come un argomento "pittoresco", tra l'esotico, lo spirituale, il magico. Ultimamente, la diffusione di questa antica disciplina cinese, attraverso scuole importanti che si rifanno ad un Feng Shui più autentico, legato alle fonti originarie, con percorsi di informazione e formazione qualificati, inizia a dare qualche frutto. C'è un approccio più professionale poiché sempre di più gli interventi sono scritti da persone con preparazione specifica ed attivi nella pratica come consulenti Feng Shui. Benché talvolta ci si imbatta ancora in articoli che suggeriscono l'uso di amuleti, campanelli, preghiere o altri pittoreschi ed inutili interventi possiamo quindi dire che in linea generale i contenuti sono abbastanza corretti.

Ciò tuttavia non è sufficiente.

Come qualsiasi disciplina, scienza o arte, per comprendere ed ottenere validi risultati, non si può ricondurre il Feng Shui a regolette di carattere generale applicate meccanicamente a casi specifici con formule che garantiscono risultati definiti ed uniformabili.

Qualsiasi intervento che applichi il Feng Shui, deve partire da un'analisi approfondita dell'ambiente e delle persone che lo vivono. Infatti, il cuore del Feng Shui è proprio quello di armonizzare la specifica persona, con la sua storia, con le sue caratteristiche psicofisiche, con il suo bagaglio relazionale, affettivo, familiare, e quel determinato ambiente, posto in quello spazio unico con le sue forme, i suoi colori, le sue relazioni con gli oggetti, le forme ed i flussi che lo circondano. Ciò che va bene per una persona, non necessariamente può essere utile per un altra.

Lavorare con il Feng Shui è un'esperienza affascinante e complessa, che oltre a conoscenze teoriche, richiede molta pratica e sensibilità umana e percettiva da parte del consulente Feng Shui. Certamente ci sono delle "regole", ma queste perché abbiano efficacia, devono essere contestualizzate ed adattate alla situazione in esame.

Tuttavia la responsabilità del livello insoddisfacente degli articoli riguardanti il Feng shui non è solo dei contenitori o della professionalità di chi scrive. Non è di facile soluzione perché in realtà è in parte colpa...del Feng Shui stesso!

Un aspetto che rende il Feng Shui difficilmente riducibile alle attuali brevi e sporadiche esposizioni, è la sua origine orientale, in particolare cinese. E' un problema che non attiene solo al Feng Shui ma riguarda in generale il nostro approccio da occidentali al pensiero ed alle discipline cinesi. Queste hanno alla base una lingua, e di conseguenza un modo di pensare, fondata su un numero relativamente limitato di ideogrammi, ossia disegni stilizzati più o meno complessi che suggeriscono infinite immagini, idee e concetti dai margini sfumati e variamente interpretabili. Ciò è molto diverso da come si è evoluto il linguaggio ed il pensiero in occidente, con alfabeti basati su pochi segni, le lettere, aggruppate in una combinazione quasi infinita di parole, che rappresentano concetti, idee, oggetti in maniera più precisa e definita. Ne risulta in Cina, un pensiero intuitivo piuttosto che razionale, fatto spesso di similitudini, evocazioni, metafore e simboli. Una vera comprensione quindi passa, non necessariamente dall'imparare il "cinese", ma dall'imparare a pensare come un cinese. E' un percorso certamente lungo, all'inizio anche destabilizzante perché si fa fatica a trovare la logica con cui siamo abituati a pensare, ma che una volta colta la chiave si rivela sorprendentemente "semplice" ed efficace.

Per questa ragione, se è vero che i principi base del Feng Shui sono universali non legati ad un contesto culturale specifico ma ad elementi naturali e psicologici, definibili anche in termini scientifico razionali occidentali, non di meno la piena comprensione e l'applicazione pratica richiedono un approccio mentale, da parte del consulente Feng Shui, in cui il "pensare" come un cinese assume un'importanza fondamentale. E questo fa si che la comprensione della realtà che ci circonda, non si riduca a numeri in bianco e nero ma si arricchisca e si completi con immagini, colori, emozioni.

Ed è questa la caratteristica principale che fa del Feng Shui una disciplina così affascinante e soprattutto efficace.

 

 

 

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