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A che serve l'architetto?

05/08/2017

Dopo una lunghissima e profonda crisi il mercato immobiliare e di conseguenza le ristrutturazioni edilizie stanno tornando a riattivarsi. Grazie a migliori condizioni di credito, incentivi fiscali e un qualche miglioramento del quadro macroeconomico, il momento sembra essere nuovamente opportuno per investire sul mattone. Certo non più come operazione finanziaria vera e propria, ma piuttosto come investimento delle proprie risorse per migliorare la casa, o aiutare i figli a farsene una.

 

Parallelamente il grande boom dell'edilizia degli anni sessanta ci consegna oggi, cinquant'anni dopo, un parco abitativo vetusto, legato ad impostazioni di vita differenti e non più funzionali: l'ingresso di rappresentanza, il salotto buono, la cucina come ambiente secondario e di servizio collocato in fondo alla casa. Case ormai in precarie condizioni, specie a livello impiantistico e non rispondenti ai nuovi ed impellenti requisiti normativi tra cui quelli legati al risparmio energetico.

 

E' dunque il momento.

 

E probabilmente alcuni di voi che leggete queste righe state iniziando a valutare l'acquisto di una nuova casa - magari vendendo l'attuale - o la ristrutturazione più o meno radicale della vostra abitazione.

Sono operazioni stimolanti, perché cambiare casa o comunque eseguire dei cambiamenti nelle proprie case sono attività che comportano inevitabilmente un cambio nella propria vita.

Benché sembri un'affermazione scontata, in realtà le motivazioni alla base di quest'impegno, spesso "energeticamente" assai importanti in termini economici e di risorse psicofisiche, rimane molte volte relegato nell'ambito del "non detto".

 

Ci diamo motivazioni prettamente "razionali": vantaggi economici, di funzionalità, di vicinanza a luoghi di lavoro, o al più legati a eventi della vita come una separazione, un lutto, un trasferimento che ci "obbligano" ad agire ed a mettere mano al portafoglio nostro malgrado. Quest'ultima condizione, più che una occasione di cambiamento è spesso vissuta come un'imposizione causata da insondabili e sfortunati fattori esterni e ci fa vivere questo passaggio nella passività e nella difensiva, puntando per esempio al massimo risparmio "a prescindere", con conseguenze spesso nefaste sin dall'inizio dell'attività.

 

In realtà quando abbiamo a che fare, diretta o indirettamente con noi stessi, come nel caso della nostra relazione con la casa, siamo poco lucidi ed obiettivi. Si potrebbe dire che "ce la cantiamo e ce la suoniamo", nascondendo ciò che potrebbe smuovere aspetti della nostra vita, della nostra storia, della nostra personalità che preferiamo tenere ben chiusi a chiave in una sorta di ripostiglio mentale (che spesso ha una corrispondenza nei ripostigli delle nostre case).

Ma è uno sforzo inutile perché inevitabilmente e senza averne una piena consapevolezza, faremo riferimento proprio a quegli aspetti ed agiremo spinti inconsciamente da quelle motivazioni con conseguenze inattese e spesso dolorose.

 

Questa è secondo me, la ragione principale per cui è opportuno affidarsi ad un architetto, o comunque ad un tecnico esterno. Per molti l'architetto è visto come un lusso, o un vezzo inutile, al più un'ulteriore tassa quando si scopre che è necessario per le pratiche amministrative (e a quel punto ci si rivolge al geometra perché ritenuto più economico). In genere chi chiama "spontaneamente" un'architetto lo fa per questioni estetiche, magari per farsi sostenere nella scelta di materiali, colori e arredi visti su qualche rivista. Talvolta perché ha dubbi distributivi - come ricavare la stanzetta in più - o tecnico gestionali quando si ha a che fare con lavori più impegnativi.

 

Tutte motivazioni valide, ma l'architetto ha un valore in più che spesso non viene considerato. L'architetto è infatti l'interprete della volontà "vera" del cliente. E' quella figura professionale che può leggere tra le righe le motivazioni e le necessità profonde del cliente, sostenerne le scelte o anche opporvisi quando queste siano sbagliate o dannose, proporre soluzioni che in ogni caso non siano percepite come piovute dall'alto, imposte alla volontà del cliente, ma che anzi diventino "proprie", quasi scaturite naturalmente dalla sua volontà, dai suoi desideri, dai suoi bisogni.

In una parola l'architetto scopre e rende concreto il "senso" dell'intervento, consentendo al cliente di riconoscersi pienamente e consapevolmente nella propria casa, arricchito umanamente ed in armonia con il suo ambiente e la sua vita.

 

 

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Ludovico Bisi

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